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I Bregagliotti

Costume e carattere degli abitanti della Bregaglia

"Nella valle Bregaglia i contadini sono laboriosi e economi, le donne soprattutto sono di un’attività incredibile. Mentre gli uomini si occupano del trasporto delle mercanzie venute dall’Italia, o fanno pascolare il loro gregge sulle alpi, le loro mogli lavorano la terra. Meitono, segano e trasportano i raccolti sulle loro spalle. In mezzo a tutto questo non trascurano né la casa né i figli i quali ben presto si rendono utili nei lavori di ogni giorno. In generale le donne sono fresche, belle e ben proporzionate fino che sono giovani, ma la bellezza delle forme svanisce presto, il dorso si curva sotto il peso dei carichi troppo pesanti che portano. Il loro colorito si imbruna e la loro fisionomia prende un carattere più maschio e severo.
Una sottana nera e orlata con un nastro rosso, un corsetto pure nero con ornamenti, delle calze rosse, un fazzolettone di seta ricamato sulle spalle e così anche il grembiule, ecco qual è il loro vestito per la festa, è semplice ma grazioso.
Le fanciulle si legano i capelli sulla nuca e formano due trecce che avvolgono intorno ad uno spillone d’argento. Le donne in età che non hanno più tanti capelli sostituiscono a questi una berretta di velluto nero. Gli uomini portano una giubba di panno turchino, i calzoni e un paio di calze dello stesso colore che sormontano il ginocchio. La conformità del loro vestire e il costume che hanno a maritarsi sempre nella loro valle, danno a tutti una rassomiglianza notabile e si fanno semplicemente distinguere dagli altri Grigioni. La loro fisionomia è nobile, il loro sguardo è franco e risoluto.
I Bregagliotti sono semplici nei loro costumi, onesti e fedeli nei loro impegni, ospitali, zelanti e religiosi."

Dalla cronica „Istoria statistica“, 1838, di Antonio Martini

Immagine, ritaglio da: Giovanni Giacometti, "Bestie da soma", 1895/96

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Guido L. Luzzatto

Cosa potrebbe essere più gradevole, per la gente che ama l'arte in funzione della vita umana, che la visita di quelle abitazioni che non si sono trasformate in luoghi di memoria morti, ma che hanno conservato l'ambiente della vita dell'artista e che sono restate così come quando il pittore vi entrava e vi usciva?
Guido L. Luzzatto, in un articolo nella "Neue Bündner Zeitung" del 20 luglio 1954 intitolato "Visita nella casa nativa di Giovanni Giacometti"