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Visioni dell'arte

La mia realtà, di Alberto Giacometti

Faccio certamente della pittura e della scultura, e questo da sempre, dalla prima volta che ho disegnato o dipinto, per mordere sulla realtà, per difendermi, per nutrirmi, per crescere; crescere per difendermi meglio, per attaccare meglio, per far presa, per avanzare, il più possibile a tutti i livelli, in tutte le direzioni, per difendermi contro la fame, contro il freddo, contro la morte, per essere più libero possibile; più libero possibile per tentare – con i mezzi che mi sono più propri oggi – di vedere meglio, di capire meglio ciò che mi circonda, di capire meglio per essere più libero, più grande possibile, per spendere, per investirmi il più possibile in quel che faccio, per vivere la mia avventura, per scoprire nuovi mondi, per fare la mia guerra, per il piacere? per la gioia? della guerra, per il piacere di vincere e di perdere.

Alberto Giacometti, 1957, risposta ad un'inchiesta di Pierre Volboudt A chacun sa réalité (testo originale in francese in: XXe siècle, no. 9, giugno 1957, p. 35). © Succession Giacometti.


La mia visione dell'arte, di Augusto Giacometti

Provo per il momento una forte avversione a scrivere io stesso sulla mia vita e sull’arte mia. Non saprei spiegarmi il perché. Il nostro compito di artista è di sviluppare una propria personalità. Di invigorire, di crescere e di fiorire. Ogni singolo artista è paragonabile ad un albero, ad una pianta la quale ha tutt’altri caratteri e la quale ha tutt’altri fiori che la pianta a lei vicina. Si nasce carattere. Si è la vite, un abete, un ciliegio. L’abete non può augurare che di crescere così da toccare le nuvole.
Ora di determinare una pianta, di registrarla, di descriverla, di etichettarla, è il compito del botanico, nel nostro caso del critico d’arte. L’artista descrive sé stesso mediante le sue opere. Queste sono la migliore sua descrizione.
Amo soprattutto i mistici. I bizantini, Giotto e Fra Angelico. Amo la filosofia di Schopenhauer. Amo caldamente i colori, i turchini profondi, il nero, il rosso profondo. Poi tutti i verdi chiari, il bleu celeste ed il rosa. Forse sono i colori l’unico ricordo che abbiamo di un mondo sopranaturale, da un mondo irrazionale. Forse sono i colori l’unica immagine della divinità.

Augusto Giacometti, 1920, risposta al redattore dell'Almanacco del Grigioni Italiano

 

La mia visione dell'arte, di Giovanni Giacometti

In verità io do tutta la colpa al pennello. È desso che mi fa dimenticare la penna. È il pennello, sono i colori i mezzi unici familiari per esprimermi. Sono essi i fedeli interpreti dei miei pensieri, dei miei sogni, della mia vita. La mia vita è l’arte mia, e l’arte mia è la mia vita. Questo piccolo tratto di terra rinchiuso nel breve cerchio delle montagne, è per me l’universo. Qui io nacqui, qui la mia fantasia prese il volo, qui gli occhi miei si inebriarono ai primi raggi del sole. Dalle metropoli dove i capolavori dei grandi maestri mi rivelarono le divine virtù dell’arte, ritorna in questo antico cerchio. Qui come una vestale mi studiai di mantenere viva quella scintilla che la natura benigna aveva acceso nell’animo mio, e con quella illuminare e riscaldare l’opera mia. La famigliola che cresce a me dintorno, si divide coll’arte il mio amore e gareggia con la natura nel rivelarmi ognora nuove bellezze e nuove bontà.
Lei mi chiede dichiarazioni sulla mia vita e sulle finalità dell’arte mia. Che debbo dirle di più? L’arte mia non ha programma. Se non quello del miglioramento e perfezionamento. A questo io tendo. Ogni giorno si rinnovano ai miei occhi il misterioso spettacolo della vita e l’infinita bellezza della natura. Intimità è il regno dell’arte e la perfezione è irraggiungibile. Così cadrò combattendo in venerazione davanti al mistero della natura e all’infinita bellezza dell’arte.

Giovanni Giacometti, 1919, risposta al redattore dell'Almanacco del Grigioni Italiano

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Zaccaria Giacometti

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Eberhard W. Kornfeld

Ringrazio per l'accompagnamento in occasione della nostra visita a Stampa. Per noi la giornata è stata una grande esperienza. Il vostro concetto per il memoriale suona bene e si lascia, spero, realizzare.
Dr. Eberhard W. Kornfeld, Bern, 10.8.13