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Visionari e signorotti di Stampa

Stampa, nell'anno 1838 / Una trentina di famiglie di Stampa e di Coltura mettono a disposizione 2'375 fiorini, cioè la metà dell’importo necessario per realizzare la variante alternativa, quella più costosa, della nuova strada commerciale attraverso l’abitato di Stampa. Anche i fratelli Bortolomeo e Giovanni de Castelmur partecipano all'azione con un contributo di 300 fiorini. Questo avvenimento è del 1838, quando il Cantone dei Grigioni tracciava il nuovo corpo stradale passando a sud del villaggio di Stampa per evitare spese per ripari alla Maira.


L’appassionante storia è stata documentata da Clito Fasciati in un articolo pubblicato nel 1969 nei Quaderni grigionitaliani, dopo aver studiato in dettaglio i documenti della Baronia de Castelmur depositati all’Archivio cantonale di Coira.

Comoda strada per carrozze
La nuova strada commerciale, la prima a poter essere percorsa da comode carrozze, collegava Coira a Silvaplana e a Castasegna attraverso i passi del Giulia e del Maloja. Per Stampa i piani prevedevano una circonvallazione dell’abitato, ma gli abitanti non intendevano perdere il diretto accesso che fino a quel periodo costeggiava la Maira.
II maggior costo, attenendosi al tracciato vecchio attraverso il paese, venne calcolato in fiorini 4’750. II Cantone lasciò la scelta agli abitanti di Stampa: o partecipare in contanti col 50%, cioè con 2’375 fiorini a questa maggior spesa, o adattarsi al tracciato nuovo sopra il villaggio.

Piani per la costruzione della strada commerciale nell'abitato di Stampa realizzati dall'ingegnere Richard La Nicca nell'anno 1835 (Archivio cantonale, Coira)


Enrico Conradini e Giovanni Fasciati in azione

Accatastare tutti questi fiorini non fu facile. Ma i visionari di Stampa, guidati dal “molto Reverendo Enrico Conradini”, riuscirono nella loro impresa. Il pastore politicizzante Conradini era originario della valle Monastero e fu attivo a Stampa dal 1800 al 1841. Al progetto contribuì in modo decisivo  anche il “molto illustre signore Podestà Giovanni Fasciati”, cognato del Conradini. Al versamento della somma necessaria parteciparono, oltre ai Castelmur, anche le famiglie Stampa, Fasciati, Silvestri, Crüzer, Santi, Stoppani, Conradini e Milesi.
Il tracciato voluto dagli abitanti di Stampa creò, fra l’altro, le prerogative per realizzare la prima strada di collegamento tra Stampa e Coltura utilizzando il ponte storico che era stato costruito nel 1699 sotto il Commissario Nicolò Salice e per la costruzione dell’albergo Piz Duan alcuni decenni più tardi.

La strada commerciale che costeggia la Maira nell'abitato di Stampa, nei pressi dell'attuale Pension Val d'Arca (inizio del 900)


Baroni al servizio della valle

Giovanni de Castelmur e sua moglie Anna (immagine in alto) furono dei generosi filantropi. Restaurarono fra l’altro la chiesa di Nossa Dona e costruirono nelle immediate vicinanze una casa “solidissima, che possa durare secoli e pareggiare o sfidare la torre”. Questo complesso appartiene oggi al Comune di Bregaglia, così come il palazzo Castelmur di Coltura.

Il Barone conobbe l’atteggiamento della popolazione bregagliotta nei confronti delle suo impegno per il bene pubblico, come scrisse di proprio pugno intorno al 1838: “Di questo bene fatto agli abitanti della Stampa ne sarà come di tanti altri fatti alla nostra popolazione, che generalmente da per ricompensa o riconoscenza, dimenticanza e anche ingratitudine, facesse pur Dio che mi sbagliassi! II nostro nome ci obbliga di contribuire ed intervenire nelle faccende patrie, come in tutte le altre, da alto in basso e non da basso in alto. E perciò a fronte di tutte le dimenticanze e pure ingratitudine dobbiamo sempre perseverare a fare il bene.”

Il ponte nuovo finanziato con il lascito della Baronessa Anna de Castelmur, semidistrutto dall'alluvione del 1927

Visionari della famiglia Giacometti
Al tempo della costruzione della strada commerciale, alla fine degli anni 1820, i Giacometti non si erano ancora insediati a Stampa. I primi due di essi vi sarebbero giunti soltanto un ventennio più tardi, sposando figlie di casati locali: Antonio Giacometti (1814-1883) sposò Maria Stampa da la Gassa (1823-1907), mentre suo nipote Alberto (1834-1900) prese per moglie Caterina Ottilia Santi dal Punt (1838-1904); nel 1666, Dorigo Santi, figlio di Rodolfo Santi di Borgonovo, aveva comperato la casa da Antonio Salice di Soglio per 2'200 fiorini.

Il centro del villaggio di Stampa intorno al 1900 con la casa Santi presso il ponte eil nuovo albergo Piz Duan verso est con il suo giardino


Alberto, un imprenditore visionario, investì assieme a sua moglie tutta la sua energia per costruire un nuovo albergo a Stampa. Il loro figlio Giovanni (1868-1933) e il cugino di secondo grado Augusto Giacometti (1877-1947) decisero invece, già da ragazzi, di intraprendere l’inusitata carriera d’artista, seguendo una loro passione e superando momenti difficili.

Augusto Giacometti: In Bregaglia, 1892, acquerello su carta (proprietà privata)
Augusto dipinge l'antico quartiere Mulin andato distrutto nel 1927. Nel bosco a sinistra si riconosce la cava per l'estrazione di calcare dalla morena glaciale, bruciato nel vicino forno tutt'ora esistente.  A destra è rappresentata la chiesa di San Pietro. L'uomo che cammina è probabilmente il padre dell'artista, Giacomo Giacometti

 

Giovanni Giacometti: La diligenza postale a Stampa, 1907, olio su eternit (proprietà privata)
La diligenza postale in viaggio verso Promontogno sosta nei pressi dell'albergo Piz Duan con l'ufficio postale allora gestito dal fratello Otto (vista dall'atelier che il pittore aveva costruito solo un anno prima)

Un insegnamento?
La storia ci insegna che, in passato, Stampa e la Bregaglia hanno potuto contare su tutta una serie di sognatori e visionari, dei quali oggi si riconoscono le prestazioni. L’elenco di queste persone di spicco è probabilmente lungo e sarebbe interessante stilarlo.

Certo, molti visionari falliscono. I loro progetti si possono rivelare controproducenti o addirittura dannosi per la società o per l’ambiente. Oppure un ponte, come quello nuovo per Coltura costruito con il lascito Castelmur può, strada facendo, andare distrutto.

Ma i visionari talvolta costruiscono dei palazzi, dei quali i loro signorotti vanno fieri 150 anni più tardi. Le persone innovative e coraggiose non si limitano a gestire il passato e ad amministrare il presente, ma progettano il futuro.

Con il premio Wakker la Bregaglia avrebbe potuto prendere la palla al balzo (vedi l'esempio di Giovanni Netzer con Malacuneia a Riom nel 2018)  e lanciare l’idea per un nuovo progetto, dimostrando di essere innovativi e approfittando della pubblicità che tale evento offre. Stampa e la Bregaglia hanno bisogno di nuovi impulsi, dopo quelli sviluppatisi con la costruzione degli impianti idroelettrici della città di Zurigo 60 anni fa. Visionari, siate i benvenuti anche oggi!

Marco Giacometti, presidente della Fondazione Centro Giacometti

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Guido L. Luzzatto

Cosa potrebbe essere più gradevole, per la gente che ama l'arte in funzione della vita umana, che la visita di quelle abitazioni che non si sono trasformate in luoghi di memoria morti, ma che hanno conservato l'ambiente della vita dell'artista e che sono restate così come quando il pittore vi entrava e vi usciva?
Guido L. Luzzatto, in un articolo nella "Neue Bündner Zeitung" del 20 luglio 1954 intitolato "Visita nella casa nativa di Giovanni Giacometti"