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Cengalo: una montagna causa dolore e distruzione

Bregaglia, 26.8/1.9/17.10.2017 / Novant'anni dopo la devastante alluvione del 1927 la Bregaglia è stata nuovamente duramente toccata da una catastrofe naturale. In tre ondate, il 23, il 25 e il 31 agosto, grosse porzioni di parete granitica della parete nord del Pizzo Cengalo sono precipitate a valle. In una fase di tempo estivo bello le frane hanno provocato delle massicce colate detritiche che hanno sorpreso persino i geologi e che hanno devastato il fondovalle della Bondasca e una parte del villaggio di Bondo. Otto escursionisti sono dispersi, i nostri pensieri vanno alle loro famiglie. Il lavori di ripristino nella zona di Bondo procedono, e parte del villaggio di Bondo è di nuovo abitabile.

Le fotografie scattate dalle pendici del Piz Grand a sud di Stampa il 4 agosto 2013 (foto sopra) e il 17 ottobre 2017 (foto sotto) documentano la situazione nella parete nord del Cengalo e il fondo della Val Bondasca

Le fotografie del 17 settembre mostrano i lavori di rimozione del materiale dal greto del fiume:

Le fotografie del 1. settembre mostrano l'entità dei danni e dei problemi con i quali sono confrontati gli abitanti di Bondo, Spino, Sottoponte e Promontogno:

Le fotografie del 26 agosto dopo la seconda colata detritica:

Bondo nell'estate del 2017, in giugno, 2 mesi prima dei danni causati dalle colate dendritiche provenienti dalla val Bondasca, con il bacino realizzato per raccogliere il materiale (foto dall'elicottero):

Con i suoi 3‘369 metri di altezza il Pizzo Cengalo è la cima più alta della valle Bondasca. Davanti alla sua parete si era immerso nei suoi pensieri Alberto Giacometti all'inizio degli anni trenta del secolo scorso, durante un'escursione in montagna sopra Sasc Furä.

Alberto Giacometti ai piedi dello spigolo nord del Badile, a sinistra nell'immagine la parte occidentale del Pizzo Cengalo, ca. 1930 (Archivio Fondation Alberto et Annette Giacometti, Parigi)

La parete nord del Cengalo e il Badile il 20 luglio 2017


Ora sono crollati a valle circa 5 milioni di metri cubi di roccia. Sono attese ulteriori colate detritiche soprattutto dopo le prossime piogge che avverranno nelle prossime settimane o mesi. Resta da sperare che non ci saranno ulteriori persone disperse o ferite.

Gli abitanti di Bondo, di Promontogno, Sottoponte e Spino sono sconvolti, mancano le parole. Ma bisogna andare avanti. Il Comune di Bregaglia aveva - in collaborazione con le autorità cantonali - fatto tutto il possibile per prevenire danni a persone e a beni materiali causati dalla imminente frana. Attualmente in Bregaglia ci si impegna per prepararsi ai prossimi eventi e per poter ritornare quanto prima alla vita normale. Ma per alcune persone ci vorrà ancora parecchio tempo, fino che questo si potrà avverare.

Ringraziamo tutte quelle persone che lavorano sul posto e quelle persone che si rivolgono ai Bregagliotti e che condividono le preoccupazioni con gli abitanti toccati dal sinistro.

Marco Giacometti, presidente della Fondazione Centro Giacometti

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Roger Fayet

Stampa e la Bregaglia hanno rappresentato il punto di riferimento e di collegamento continuo fra quattro tra i più importanti artisti svizzeri: Giovanni, Augusto, Alberto e Diego Giacometti. Questa costellazione storica, con l’atelier ad oggi conservato e la collezione di tele nella Ciäsa Granda, offrono l’opportunità unica di presentare ad un largo pubblico l’opera bregagliotta di tutti e quattro questi artisti. L’Istituto svizzero di studi d’arte (SIK-ISEA) vede questa iniziativa con grande simpatia e si rallegra di sostenere dal punto di vista scientifico le attività per la realizzazione del Centro Giacometti.

Dr. Roger Fayet, direttore dell’Istituto svizzero di studi d’arte, Zurigo, 25.5.12