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L’ultima opera di Giacometti a Nizza

Nizza, 23 giugno 2017 / Si è aperta oggi nella Galérie Lympia nella cittadina sulla Costa Azzurra una mostra di opere di Alberto Giacometti che tematizza - per la prima volta - l’ultimo periodo creativo dell’artista bregagliotto (dal 1960 al 1965). Con questa esposizione inedita la Fondazione Giacometti di Parigi mostra lavori che, secondo la direttrice Cathérine Grenier, “testimoniano di una vitalità stupefacente e di un’espressività rinnovata dell’artista”. Una mostra che apre un nuovo ciclo nel vedere l’opera di Giacometti per capire l’alternanza dei diversi luoghi di lavoro nei suoi vari momenti di vita.


Un “Département” francese promuove la cultura
Un ambiente in festa, quello dell’inaugurazione della mostra di Alberto Giacometti tenutasi al porto di Nizza giovedì 22 giugno, nei significativi spazi recentemente ristrutturati delle antiche prigioni sabaude. Il neoeletto delegato all’Assemblea nazionale francese, il repubblicano Éric Ciotti, ha aperto la mostra nella Galerie Lympia augurando ai visitatori di “trovare una nuova illuminazione su quello che noi siamo e sul mondo che ci circonda”. E la consigliera alla cultura, Anne-Marie Dumont, con grande fierezza ha inaugurato il ciclo di mostre nella nuova galleria dipartimentale con un artista importante come Giacometti.



L'inaugurazione della mostra a Nizza: al microfono Cathérine Grenier, sulla sua destra Anne-Marie Dumont, completamente a sinistra Éric Ciotti

I quattro principali modelli

Le ultime sculture del fratello Diego, della moglie Annette, dell’amante Caroline e del fotografo Eli Lotar rappresentano la parte essenziale della mostra nizzese: Diego plasmato dalla memoria nello studio di Stampa, come la moglie Annette, paziente modello, che in Bregaglia godeva l’esclusività del marito.
Ma la donna al centro dell’attenzione a Parigi negli anni sessanta era l’amante Caroline. La sua impazienza nel posare indussero però Alberto a disegnarla e a dipingerla piuttosto che a scolpirla; dal lungo lavoro è infatti emersa una sola scultura di Caroline, un gesso del 1961, esposto per la prima volta in Europa proprio nella galleria Lympia. Bellissime sono infine le sculture dell’amico di lunga data, Eli Lotar, in gesso e in bronzo, sapientemente esposte al pianterreno in un susseguirsi di significative nicchie.



Tête d'homme (Lotar I), 1964-65, © Succession Giacometti 

Grande femme I davanti ai grandi traghetti

Una “Grande femme”, tutta sola sulla grande terrazza che da sul porto, e alcune “Femmes debout” in bronzo degli inizi degli anni 60 evocano la fine del periodo più conosciuto a un largo pubblico, quello delle sottili figure slanciate. Ma la mostra vuole andare oltre, dare nuovi spunti nella comprensione dell’opera di Alberto: portare l’attenzione sul periodo nel quale Giacometti nei suoi lavori provava a scoprire l’essenza della vita. “Gli anni sessanta marcano il finire della modernità”, scrive Christian Alandete della fondazione parigina, “con la scomparsa progressiva dei suoi principali protagonisti a l’emergenza di una scena artistica pronta a sostituire gli anziani impegnandosi in una nuova esplorazione del reale”. Giacometti era uno di questi “anziani”, riconosciuti artisti, ai quali la nuova generazione rese omaggio.



Grande femme I, 1960, © Succession Giacometti


Giacometti al mare
La mostra, naturalmente, riscopre anche gli eventi biografici che legarono Giacometti alla Costa Azzurra: le fotografie della scultura realizzata per i visconti di Noailles a Hyères, gli incontri con il pittore Henri Matisse e con l’editore Tériade nella villa Natacha a Saint-Jean-Cap-Ferrat, che gli commissionò litografie per un libro intitolato “Paris sans fin” (eventi descritti nel catalogo da Casimiro Di Crescenzo). Non può mancare nel catalogo anche un riferimento all’inaugurazione della Fondation Maeght a Saint-Paul-de-Vence, alla quale Giacometti assistette il 28 luglio 1964.



Il pubblico all'inaugurazione della mostra di Nizza, 22 giugno 2017

Cronologia dei modelli

Il catalogo della mostra contiene un inedito elenco cronologico delle persone che hanno posato per Giacometti durante la sua vita d’artista. Dapprima Diego, con una testa in gesso, fino a Margherita “Rita” Stuppani, ll’ultimo aiuto casalingo a Stampa ritratto nel 1965: tutta la serie di modelli, anche i meno conosciuti, in Bregaglia e a Parigi, danno un’idea dell’ossessione di Giacometti nell’avvicinare e scoprire l’essere umano. Alla realizzazione di questo elenco hanno partecipato anche molti Bregagliotti, che hanno fornito i dati biografici dei modelli indigeni a cura dell’archivio storico della Fondazione Centro Giacometti. Un lavoro ch epermetterà di avanzare in un campo ancora poco esplorato, quello di capire l’alternanza dei luoghi di lavoro di Giacometti nei suoi vari momenti di vita. Stampa e Maloja-Capolago devono infatti ancora trovare il loro posto nella ricezione dell’opera di Giacometti che, su suggerimento del padre, aveva scelto Parigi quale centro della sua ricerca artistica.



Il team della mostra, membri della Fondation Giacometti di Parigi e della Galérie Lympia di Nizza

Vai al sito della Galerie Lympia di Nizza
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Marco Giacometti, presidente della Fondazione Centro Giacometti

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Roger Fayet

Stampa e la Bregaglia hanno rappresentato il punto di riferimento e di collegamento continuo fra quattro tra i più importanti artisti svizzeri: Giovanni, Augusto, Alberto e Diego Giacometti. Questa costellazione storica, con l’atelier ad oggi conservato e la collezione di tele nella Ciäsa Granda, offrono l’opportunità unica di presentare ad un largo pubblico l’opera bregagliotta di tutti e quattro questi artisti. L’Istituto svizzero di studi d’arte (SIK-ISEA) vede questa iniziativa con grande simpatia e si rallegra di sostenere dal punto di vista scientifico le attività per la realizzazione del Centro Giacometti.

Dr. Roger Fayet, direttore dell’Istituto svizzero di studi d’arte, Zurigo, 25.5.12