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Esposizione alla Tate Modern: il catalogo

Il museo d’arte londinese Tate Modern ha recentemente pubblicato il catalogo “Giacometti” che accompagna la mostra di opere di Alberto Giacometti (aperta fino al 10 settembre). Come da tradizione, il catalogo contiene le immagini delle opere esposte. Per il testo gli organizzatori hanno invece scelto una via diversa dal solito: un largo team di specialisti parla di Giacometti in forma antologica, con temi organizzati in ordine alfabetico che vanno da “Absolute” a “Zervos, Christian”. Nel prezioso catalogo vengono pure citate attività della Fondazione Centro Giacometti.

La mostra britannica è stata realizzata dalla Tate Modern in collaborazione con la Fondation Alberto et Annette Giacometti di Parigi che ha messo a disposizione un gran numero di opere, tra le quali anche fragili creazioni in gesso come “The nose”del 1947. Da Duisburg è arrivata "Woman with chariot"; questa figura di una donna in gesso e legno è "la prima delle femmes debout e l'unica grande scultura realizzata negli anni della guerra", scrive Christian Klemm nel suo contributo intitolato "Egypt". Giacometti realizzò questa "La femme au charriot" a Capolago intorno al 1945. Tra le poche tele in mostra figura anche il ritratto che Alberto fece di Rita Stuppani (1964-65) - l’ultimo modello bregagliotto di Giacometti - che rimase a sua disposizione quale aiuto casalingo a Stampa anche dopo la scomparsa della madre Annetta.

Il catalogo della mostra* contiene una prefazione di Frances Morris e Catherine Grenier e un’introduzione della stessa Morris, direttrice della Tate Modern. Da pagina 19 a pagina 120 segue una raccolta di contenuti organizzati alfabeticamente, Questa raccolta di testi, sebbene selettiva e incompleta, permette di approfondire argomenti di primaria importanza nella biografia e l’opera di Alberto Giacometti. Tra i concetti scelti figurano anche alcune importanti opere come “Main prise” del 1932, “Objet désagréable del 1931, “Spoon woman” del 1927 e “Women of Venice” del 1956. La Bregaglia traspare molto chiaramente nei contributi intitolati “Landscape”, “Painting”, “Tombstone” oppure “Stampa”.

È interessante constatare come gli organizzatori abbiano dedicato un contributo al padrino Cuno Amiet, ma non specificamente al padre Giovanni Giacometti o alla madre Annetta Giacometti-Stampa (che tuttavia vengono citati nel contributo intitolato “Giacometti, family”). Una famiglia descritta unicamente in senso stretto, senza parlare dei nonni o di altri antenati e parenti. Il catalogo non distingue i luoghi di attività artistici di Alberto in Bregaglia , Stampa e Capolago, che, come sappiamo oggi, Giacometti ha frequentato per lavoro in periodi distinti.

Sotto “Photography” la curatrice Lena Fritsch cita la documentazione fotografica pubblicata dalla Fondazione Centro Giacometti quale fonte di fotografie private, con un Giacometti "meno serio e melanconico e più rilassato di quello nel mondo parigino". È piaciuta in particolare la fotografia di Paola Salvioni-Martini del 1963 con Alberto appoggiato alla porta del garage del ristorante Piz Duan. Fritsch descrive gli incontri di Salvioni-Martini con Alberto a Stampa e commenta il titolo del libro fotografico corredato appunto dalla foto di Alberto con il "bizzarro sorriso sul viso illuminato dalla forte luce di un sole di montagna". Andrea Fenoglio e Diego Mometti hanno raccontato proprio queste storie in una scena di Giacometti Art Walk nel percorso "la vita e la morte".

In futuro, il Centro Giacometti avrà l’opportunità di trasmettere altri aspetti essenziali per meglio avvicinarsi a una biografia eccezionale come quella di Alberto Giacometti: le sue origini profondamente bregagliotte, il ruolo della sua famiglia in senso più largo. Non basta infatti limitarsi al ruolo dei suoi genitori, a loro volta discendenti da famiglie di Sopraporta legate all’emigrazione e dunque aperte culturalmente, ma strettamente legate all’ambiente di montagna della loro valle d’origine. Questo aspetto, ancora sconosciuto agli storici dell’arte, permetterà di meglio interpretare ciò che James Lord intendeva quando scrisse l’introduzione per un catalogo di una mostra che si tenne a Londra nel 1993**: „Alberto Giacometti arrivò a Parigi dalla sua valle alpina nel 1922. Diffidente, insicuro di sé stesso, gli servì un po’ di tempo per trovarsi un posto e far valere la sua presenza nel mondo dell’arte parigino, ma già dal 1930 la potenza della sua personalità, l’astuzia della sua conversazione e la straordinaria originalità delle sue creazioni fecero di lui una figura con la quale si voleva interloquire“.

La mostra alla Tate Modern di Londra: viene voglia di visitarla... vogliamo organizzare un viaggio in comune?

Marco Giacometti, presidente della Fondazione Centro Giacometti


*Giacometti, Edited by Lena Fritsch and Frances Morris, with Catherine Grenier and Mathilde Lecuyer, Tate Publishing, Millbank, London, 304 pages
** James Lord, 1993, Introduction to „Alberto Giacometti – 26 drawings from the Tériade Collection“, London

Da ün Giacometti e l'altar

Giacometti Art Walk

Alberto, le fotografie

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Zaccaria Giacometti

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Andreas Kley

 

Volevo informarvi del fatto che ben volentieri sosterrò il progetto del Centro Giacometti per quel che riguarda Zaccaria Giacometti.
Prof. Dr. Andreas Kley, ordinario, cattedra di diritto pubblico, storia costituzionale nonché filosofia di stato e giuridica all'istituto di scienze della giurisprudenza dell'Università di Zurigo, 20 agosto 2010