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Convegno sulle priorità gestionali delle selve castanili

Soglio, 22 ottobre 2016 / Il terzo convegno sulla castanicoltura organizzato in Val Bregaglia nell‘ambito del locale “Festival della Castagna” è stato dedicato all’importante tema della conservazione e del miglioramento del castagneto da frutto in ambiente sudalpino.
Nella prima parte riservata alle relazioni degli specialisti, Luigi Corfù partendo dalle vicende storiche che hanno portato alla suddivisione e organizzazione del territorio tra i vari comuni ha illustrato l’origine della gestione e della distribuzione attuale delle selve castanili, che ha radici nei tempi passati e che hanno influenzato sia l’organizzazione politica che i ritmi di vita delle popolazioni locali vista la loro netta dipendenza dai prodotti del castagneto.


Il valore paesaggistico del castagneto

Il professor Mario Pividori dell’Università di Padova si è poi concentrato sul valore paesaggistico che quello che lui ha definito “il maiale tra gli alberi”, alludendo alla possibilità di valorizzare tutte le parti del castagno, dalle radici (produzione di funghi) alla corteccia (tanino), al tronco, al fogliame, ai fiori ed evidentemente ai frutti. I castagneti costituiscono un paesaggio culturale per eccellenza i cui valori estetici sono condivisi tra le varie generazioni delle popolazioni locali ma anche dai turisti che visitano le aree castanicole.

I forestali Andrea Giovanoli e Urs Nüesch hanno infine presentato il progetto di rinnovazione delle selve castanili della Bregaglia che prevede la creazione di un vivaio a Bondo per la preparazione di piantine di varietà da frutto locali da mettere a dimora nelle selve e l’innesto di polloni da ceppaia nelle aree dove attualmente mancano i vecchi alberi fruttiferi.

Il castagneto a Plazza, tra Castasegna e Soglio in Bregaglia (foto: Gianpiero Mazzoni)


Vivace tavola rotonda

Nella tavola rotonda finale, gli specialisti presenti hanno poi dibattuto sulle misure generali necessarie per garantire la stabilità e la continuità dei castagneti, partendo dalla considerazione condivisa che le selve gestite costituiscono anche importanti hot spots di biodiversità quali spazi vitali per molteplici specie animali e vegetali. In caso di abbandono della gestione, infatti, i castagneti si trasformano velocemente in boschi chiusi, più poveri di specie e con minore valore paesaggistico. Mantenere questi ecosistemi semi-aperti con elementi arborei ed elementi agricoli è quindi un’operazione che richiede molta energia in termini di lavoro, ma che rappresenta un contributo essenziale per arricchire il mosaico del paesaggio. La rinnovazione del castagneto attraverso la progressiva introduzione di giovani alberi di varietà locali è stata da tutti indicata in questo senso come la priorità assoluta d’intervento per garantire continuità al sistema. La rinnovazione del castagneto potrebbe inoltre costituire una buona prevenzione contro la minaccia del mal dell’inchiostro, malattia delle radici che attualmente sta causando danni in diversi castagneti del Sud delle Alpi. Anche potature professionali e commisurate alla forza dei singoli alberi possono contribuire al ringiovanimento e al rafforzamento dei singoli alberi.

Castagneti a sostegno dell’economia locale
Un’ulteriore misura finora poco perseguita a livello di progetti di recupero dei castagneti è quella di prevedere in loco strutture per ospitare attività di educazione ambientale abbinate a esperienze pratiche di gestione delle selve sull’esempio del centro didattico e d’accoglienza di Nosal-Rolet voluto dall’associazione Mont Grand di Soazza per accogliere e alloggiare studenti provenienti da tutta la Svizzera. Una delle sfide attuali è quindi quella di coinvolgere più fasce della popolazione e in particolare giovani provenienti da regioni non-castanicole per rendere consapevole una più larga fetta della popolazione sulla necessità di una gestione sostenibile dei castagneti. “Storie di castanicoltori e di castagneti possono inoltre contribuire a rendere più attrattivi e diversificati i soggiorni di turisti nelle nostre regioni” ha affermato Luigi Corfù. La storia dunque come un altro fattore per la promozione turistica, che viene ad aggiungersi ai tradizionali prodotti del castagneto.

“Siamo dunque sulla buona strada, ma bisogna cercare di sfruttare al meglio le tecniche a disposizione nei vari settori per trasmettere alle generazioni future un patrimonio che ha plasmato anche la cultura della nostra gente” ha concluso il coordinatore della tavola rotonda Marco Giacometti, esortando gli specialisti a intensificare gli scambi di informazione sulle esperienze fatte nelle diverse regioni. Egli ha inoltre lanciato un appello ai castanicoltori locali affinché segnalino situazioni idonee per procedere alla piantumazione e all’innesto per la rinnovazione delle selve.


Per il rapporto:

Marco Conedera, Istituto federale di ricerca WSL Cadenazzo
Marco Giacometti, Fondazione Centro Giacometti, Stampa


Gli esperti che hanno partecipato alla tavola rotonda finale

Da ün Giacometti e l'altar

Giacometti Art Walk

Alberto, le fotografie

Leggere la Bregaglia

Zaccaria Giacometti

Storia antica Bregaglia

Linea Centro Giacometti

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Mario Negri

Qualcosa della sua valle, dei suoi monti, i dirupi del Piz Duan, le spaccature fendenti del Sciora, è rimasto come segno indelebile nelle sue sculture. Lo scabro, il roccioso, il ferrigno, l'impervio, il solenne, il disadorno, il solitario, il selvaggio sono rimasti in lui come radici che affondano nella sua terra.
Mario Negri, 1966