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“Es wird November kommen”, Abendveranstaltung über italienische Bergarbeiter im Fex-Tal

Freitag, 23. März  um 20.00 Uhr wird im Schulhaus Samarovan in Stampa der Film “Arriverà novembre” gezeigt, eine von der Fundaziun Cheva Plattas da Fex realisierten Dokumentation. Es geht um die Gewinnung von ortstypischen Steinplatten, die sich nur im Winter spalten liessen. Die Bergarbeiter kamen mit ihrem Fachwissen aus dem Malencotal und wohnten über den Winter, von ihrer Familie getrennt, unter besonders harten Bedingungen zuhinterst im Tal. Der Film mit einem Interview-Teil dauert 30 Minuten. Danach folgt ein Podiumsgespräch mit Dumeng Giovanoli, Gian Kuhn und Reto Zuan aus Sils, der Historikerin Saveria Masa und den Regisseuren Gian Enrico Ghilotti und Andrea Basci. Es handelt sich um einen Themenabend über ein spezielles Kapitel der Geschichte unserer Region, die nicht nur für die aus dem Malencotal ins Bergell eingewanderten Familien (Negrini, Chiesa) oder für die Bergeller des Fextals (Vincenti, Bivetti, Pool, Meuli, Giovanoli, Gianotti) interessant sein wird. Eintritt frei, Sprache: Italienisch. Anzeige herunterladen

Vì la ganda! La storia dei giovellai malenchi presso la cava di Val Fex in Svizzera

Aperta da Ovest a Est come un ventaglio su ben tre regioni dei Grigioni (Val Bregaglia, Engadina, Val Poschiavo), la Val Malenco, con i suoi numerosi valichi, ha da sempre favorito l’emigrazione stagionale dei suoi abitanti. Non era una semplice emigrazione in cerca di fortuna. Molto spesso questi si recavano nel vicino territorio elvetico mettendo a frutto le loro competenze artigianali e i loro mestieri.

Come fu il caso dei giovellai (giuelée) ossia dei cavatori che lavoravano presso le antiche cave di serpentino di Chiesa, il Giovello, che misero a frutto le loro conoscenze e abilità oltre confine, in Val Fex, nel comune di Sils Maria. In questa località, a oltre 2000 mt. di quota, esisteva un’antica cava da secoli dismessa, dal cui materiale estratto, una sorta di quarzite, si ricavavano tegole simili a quelle di serpentino estratte e lavorate in Val Malenco. Fu per iniziativa di un imprenditore malenco, Gaudenzio Cabello e successivamente del figlio Ignazio che, durante i primi decenni del ‘900, la cava fu riattivata, in società con l’impresa Kuhn di Sils. Il particolare utilizzo del materiale, ovvero la fabbricazione di tegole per la copertura dei tetti, rendeva necessaria una manodopera specializzata nell’arte della scissione della pietra in lastre molto sottili, che solo i giovellai malenchi sapevano assicurare con abilità e maestria. E fu così che per parecchi decenni, numerosi giovellai presero a recarsi in Val Fex, attraverso il Passo Tremoggia, presso quella cava originata da una vasta ganda, nei pressi dell’Alpe Sils, a cui essi diedero il semplice nome di Vì la ganda (là, presso la ganda).

La fillade della cava di Fex (uno stadio del metamorfismo tra l'ardesia e i micascisti, in tedesco Quarzphyllit), possedeva una caratteristica singolare, quella cioè di scindersi solamente a temperature molto basse, alcuni gradi sotto lo zero. Questo faceva sì che il lavoro di estrazione poteva essere eseguito solamente in inverno, a partire da novembre. Dai grossi blocchi di pietra estratti, si scindevano, con la tipica tecnica adottata per le piode malenche, grandi lastre, non altrettanto sottili come queste ultime, e tuttavia molto utilizzate in Engadina per la copertura dei tetti.

In quei quattro mesi di permanenza alla cava di Fex i giovellai malenchi conducevano una vita molto difficile e quasi isolati dal resto del mondo. Tutto ciò non rappresentò tuttavia un impedimento per i malenchi i quali, in epoche di forte crisi economica, durante le due guerre mondiali e nell’immediato dopoguerra, trovarono nel lavoro in Val Fex, un’occupazione ben remunerata e non troppo lontano da casa. L’estrazione dalla cava di Fex cessò nel 1964.



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Roger Fayet

Stampa und das Bergell bildeten den fortwährenden und verbindenden Bezugspunkt für vier der bedeutendsten Schweizer Künstler: Giovanni, Augusto, Alberto und Diego Giacometti. Diese historische Konstellation und das heute noch erhaltene Atelier eröffnen zusammen mit dem Bestand der Werke in der Ciäsa Granda die einmalige Chance, das im Kontext des Bergells stehende Schaffen aller vier Künstler einer breiten Öffentlichkeit vorzustellen. Das Schweizerische Institut für Kunstwissenschaft (SIK-ISEA) begegnet der Initiative mit grosser Sympathie und freut sich darauf, die Aktivitäten zum Aufbau des Centro Giacometti wissenschaftlich zu unterstützen.

Dr. Roger Fayet, Direktor des Schweizer Institutes für Kunstwissenschaft, Zürich, 25.5.12